Ogni mattina, al suono della campanella, oltre la porta dell’aula non entrano solo zaini, libri e compiti da correggere: entra la vita vera, con tutto il suo carico di emozioni e, sempre più spesso, di fragilità che la scuola, forse oggi più che mai, è chiamata ad accogliere.
Non è solo una percezione di chi sta dietro la cattedra. A dimostrarlo è l’indagine internazionale Health Behaviour in School-aged Children, coordinata in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alle Università di Torino, Siena e Padova, che fotografa chiaramente una generazione che ha un reale bisogno di ascolto.
Già nel 2022, raccogliendo i dati di 22.568 diciassettenni in tutte le Regioni, era emerso un quadro allarmante allora come oggi: l’82,8% delle ragazze e il 52,4% dei ragazzi ha riferito almeno due sintomi di malessere (mal di testa, nervosismo o difficoltà ad addormentarsi) più di una volta a settimana nei sei mesi precedenti.
Dati che, non a caso, coincidono con l’età in cui – secondo una recente meta-analisi citata dallo studio – esordiscono in media i disturbi d’ansia.
L’apprendimento come esperienza umana
Di fronte a un simile scenario è facile sentirsi disarmati. Eppure, la scuola possiede gli strumenti per sostenere i ragazzi in questo percorso, partendo proprio dal riannodare i fili di quell’alleanza tra apprendimento ed esperienza umana che è l’essenza stessa del legame educativo.
Ne è un esempio il celebre Reggio Emilia Approach®, di cui abbiamo parlato in questo articolo, che da tempo ci insegna a concepire l’apprendimento come un’esperienza totalizzante, capace di coinvolgere sia il corpo che le emozioni. In questa visione, la vulnerabilità non rappresenta un ostacolo, bensì una tappa preziosa e naturale della crescita.
La Terapia Forestale e il benessere emotivo a scuola
In questa stessa direzione va un’esperienza nata di recente a Cecina. Uscendo letteralmente dal perimetro fisico dell’aula, il Liceo Fermi e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno portato una classe in pineta per quattro mattine, dando vita a uno studio pilota i cui risultati sono stati pubblicati a settembre sulla rivista Behavioral Sciences.
Tutto è iniziato quando una classe di quarta ha imboccato un sentiero pianeggiante della riserva dei Tomboli. Il percorso, di circa un chilometro e mezzo, si interrompeva spesso per permettere ai ragazzi di fermarsi a guardare, ascoltare, toccare e riconoscere gli odori della natura, per poi rientrare verso mezzogiorno. Un’esperienza ripetuta per quattro settimane consecutive, in pieno orario scolastico e che gli autori intendono come un’attività educativa e di prevenzione (autorizzata dalla scuola nell’ambito dell’ex alternanza scuola-lavoro), e non una psicoterapia all’aperto.
Pur trattandosi, per ora, di una prima sperimentazione che ha coinvolto 54 studenti tra i 17 e i 18 anni, i risultati parlano chiaro. I 26 ragazzi che hanno partecipato alle uscite hanno visto calare progressivamente i sintomi d’ansia a ogni rilevazione, registrando un umore visibilmente migliorato (in particolare dopo il terzo incontro), a differenza dei 28 compagni del gruppo di controllo che hanno proseguito le normali lezioni in classe.
Fare rete: la scuola come ponte verso la comunità
Il messaggio forte che questo studio lancia è che per realizzare percorsi simili serve fare rete. A Cecina il progetto ha funzionato perché c’era un’intera comunità stretta intorno alla scuola: la dirigenza e l’amministrazione comunale che lo hanno accolto fin dall’inizio, il personale dell’azienda sanitaria presente sul campo, i ricercatori del CNR e i docenti con formazione clinica.
Quando le aule smettono di essere mondi chiusi e uniscono le proprie forze a quelle della società, la natura stessa dell’educazione si trasforma. Si realizza, nei fatti, quel modello di scuola intesa come “centro culturale polivalente, aperto al territorio” che Maria Rita Parsi – docente, psicopedagogista e psicoterapeuta – ha portato avanti nella sua lunga carriera e che ha esplorato in una delle scorse edizioni di EducAbility.
Perché, in fondo, la scuola è esattamente questo: il punto d’incontro tra ragazzi, genitori e tessuto sociale, un ponte indispensabile tra la casa e la comunità.
