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Osservare, documentare, orientare: le sfide della pedagogia contemporanea

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Quando si parla di innovazione educativa, spesso immaginiamo nuove tecnologie, metodologie o strumenti didattici. Molto più raramente ci chiediamo, invece, quale sia l’idea di giovane studente a guidare, ogni giorno, il nostro modo di insegnare.

Proprio da questa domanda nasce il Reggio Emilia Approach®, una “filosofia educativa fondata sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti” ideata dall’insegnante e pedagogista italiano Loris Malaguzzi nel secondo dopoguerra.

Quello che ad oggi rappresenta uno dei riferimenti pedagogici più riconosciuti a livello internazionale non è un semplice metodo, ma una visione dell’apprendimento che rielabora sotto un nuovo punto di vista il ruolo dell’insegnante, dell’ambiente e della conoscenza stessa.

Sbagliare è umano, e pedagogico

Alla base di questo approccio vi è un presupposto tanto semplice quanto rivoluzionario: lo studente non è un contenitore vuoto da riempire, ma un soggetto attivo, competente e capace di costruire significati. Ne deriva una visione dell’insegnamento in cui conoscere significa esplorare, fare ipotesi, commettere errori, riformulare, una visione per cui sbagliare è parte integrante del processo cognitivo, in quanto considerato spazio di ricerca e, soprattutto, di autoconsapevolezza.

Una prospettiva che entra in risonanza con quella di Nicoletta Romanazzi, mental coach di grandi sportivi fra cui Marcell Jacobs e Gianluigi Donnarumma, che in una edizione di EducAbility si è soffermata proprio su l’importanza dell’errore come strumento di crescita

Se riconosciuto per ciò che è davvero, infatti, lo sbaglio cessa di essere percepito dai ragazzi come un fallimento per trasformarsi in un’autentica opportunità di crescita, uno spazio fertile in cui possono germogliare nuove domande, la curiosità di comprendere il perché delle cose e il bisogno di mettersi alla prova anziché arrendersi per paura di fallire, permettendo così a ciascuno di sviluppare appieno le proprie potenzialità intrinseche.

Ciò non significa smettere di essere esigenti nei confronti dei giovani, bensì di orientare il loro sguardo verso una prospettiva in cui la vulnerabilità è accolta come una tappa naturale del percorso educativo. Un cammino in cui studenti e insegnanti esplorano percorsi che non sono rigidamente predefiniti, ma costruiti a partire dagli interessi di ognuno.

I “cento linguaggi” dell’apprendimento

Limitare l’apprendimento a un solo codice significa, quindi, ridurre le possibilità di comprensione e di espressione. Ma anche le possibilità che uno studente ha di farsi capire davvero.

Un metodo simile a quello proposto dal programma M.O.D.I. – Migliorare l’Organizzazione Didattica, ideato da Raffaele Ciambrone, tra i massimi esperti a livello europeo sull’inclusione scolastica, e approfondito in uno degli appuntamenti di EducAbility.

Si tratta di un metodo didattico innovativo che “tiene conto dei ritmi di apprendimento degli allievi e alterna le attività intellettuali con quelle manuali”, passando dalle tradizionali lezioni frontali, che costringono gli studenti alla sedentarietà dei banchi, a una didattica dinamica che trova la luce sia in aula sia all’aperto.

Il movimento e la vicinanza con compagni e professori, i quali si pongono sullo stesso piano degli studenti, permettono di costruire un clima di fiducia e di vicinanza rasserena la mente dei ragazzi, stimolando in loro una maggiore motivazione e un apprendimento più efficace.

Per questo motivo, offrire contesti ricchi e plurali consente agli studenti di assimilare le conoscenze in modo proficuo, perché coinvolge dimensioni cognitive, emotive e corporee in modo integrato che danno al bambino la possibilità di costruire anche la propria identità.

Il ruolo dell’insegnante: un aiutante-apprendista

Nel Reggio Emilia Approach®, oltre a cambiare l’idea di allievo, cambia inevitabilmente anche il ruolo del docente

L’insegnante, infatti, non è più solo colui che trasmette contenuti, ma un co-apprendista che vive l’esperienza educativa direttamente sul campo, esplorando e scoprendo il mondo insieme ai bambini, invece di limitarsi a spiegarlo dall’alto.

Un cammino che, nella visione di Loris Malaguzzi, viene svolto in squadra: gli insegnanti sono affiancati da pedagogisti e lavorano in coppia per ogni classe. Mentre i primi propongono e guidano le attività, i secondi osservano e prendono nota di ogni reazione dei bambini, guardando le cose dal loro stesso punto di vista e senza esprimere giudizi affrettati.

Tutto ciò permette ai ragazzi di esprimersi a scuola e di essere loro stessi, trovando in aula quel “supporto emotivo dinamico”, di cui Paolo Crepet ha parlato durante uno dei suoi interventi a EducAbility. Questo clima di fiducia e libertà è fondamentale perché l’intero approccio si basa su un principio didattico preciso: non insegnare ai giovani più di quanto riescano a scoprire e comprendere da soli.

Per rendere possibile lo sviluppo di uno sguardo attento, la documentazione pedagogica assume un ruolo centrale. Si tratta di una vera e propria raccolta di tracce di lavoro quotidiano svolto in aula, dagli appunti alle fotografie fino alle registrazioni audio e ai disegni dei bambini, che svolge una triplice funzione:

  • restituisce ai più piccoli una memoria visiva di ciò che hanno fatto,
  • aiuta i docenti a comprendere lo sviluppo dell’apprendimento per mettere a punto nuovi progetti,
  • mantiene informati i genitori, con i quali si programmano incontri periodici calibrati su quanto emerso dall’osservazione dei figli.

Qual è la sfida per la pedagogia oggi?

In un contesto educativo segnato da cambiamenti rapidi, dall’uso crescente dell’intelligenza artificiale e all’emergere di nuovi bisogni formativi, la vera sfida risiede nel ripensare il modo in cui accompagniamo gli studenti nei processi di apprendimento.

Innovare la scuola, infatti, significa soprattutto agire su ciò che accade ogni giorno in classe con maggiore consapevolezza e intenzionalità, attraverso un confronto continuo capace di aprire nuove prospettive.

Approfondiremo queste tematiche al prossimo evento che puoi scoprire cliccando qui.