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Dallo schermo alla copertina: il ritorno del cartaceo nelle scuole 

Ritorno al cartaceo

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un forte incremento del digitale in classe: dal registro elettronico ai materiali condivisi, fino alle lezioni interamente svolte sulla LIM. I dati Invalsi più recenti, però, dicono che oltre la metà degli studenti italiani ha una familiarità insufficiente con la lingua scritta. 

È proprio l’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi a legarlo a una causa precisa, ovvero la scarsa dimestichezza con il corsivo e con la lettura su carta. Un’ipotesi che richiama una domanda più ampia: cosa succede, dal punto di vista cognitivo, quando smettiamo di scrivere a mano? 

L’essenzialità del tocco umano 

Per capire il perché, vale la pena guardare cosa succede davvero quando scriviamo a mano invece di digitare. Principalmente, siamo costretti a scegliere cosa e quanto dire, poiché non possiamo scrivere tutto quello che pensiamo, quindi siamo costretti a decidere cosa tenere, riassumere con parole proprie, magari disegnare una freccia per collegare due idee che altrimenti resterebbero separate. 

La scrittura a mano, infatti, costringe a individuare le parole chiave, a costruire schemi e collegamenti sul momento, mentre digitare permette di trascrivere quasi tutto senza dover selezionare nulla. È un lavoro lento, a volte faticoso, ed è proprio questa fatica a far sì che l’appunto scritto a mano si fissi nella memoria in un modo che la digitazione non riesce a replicare. 

“La scrittura a mano resta uno strumento utile per lo sviluppo cognitivo del cervello”, a ricordarlo, in una delle scorse edizione di EducAbility, è stata Anna Oliverio Ferraris, psicologa dello sviluppo che da decenni studia come crescono le abilità cognitive dei bambini. In particolare ciò riguarda le menti dei giovanissimi: prima dei 12 anni il pensiero è ancora molto concreto e le attività motorie restano centrali per lo sviluppo del cervello tanto quanto per quello del corpo.

Anche Alessandro D’Avenia, più volte ospite a EducAbility, individua nella struttura multitasking del digitale un ostacolo all’attenzione e alla memoria, sottolineando come la tecnologia, pur non essendo dannosa di per sé, resti incompleta in quanto lo schermo non richiede quella partecipazione del corpo che è invece fondamentale per la costruzione del pensiero.

La transizione analogica della Svezia

Queste osservazioni non restano confinate all’ambito teorico ma trovano spazio nel dibattito pubblico e scolastico, a tal punto da apportare veri e propri cambiamenti tangibili nelle aule. 

Non a caso, la Svezia, tra i Paesi più digitalizzati d’Europa dove i computer portatili si sono diffusi nelle aule da qualche decennio e i tablet sono diventati obbligatori negli asili dal 2019, da qualche tempo ha invertito la direzione, con lo slogan che suona quasi come uno scioglilingua: “passiamo dallo schermo alla copertina” (“från skärm till pärm”). 

Dietro questo cambiamento si cela un dato allarmante: nel 2022 la classifica PISA (indagine internazionale che valuta le competenze dei 15enni in lettura, matematica e scienze) ha riportato che quasi un quarto dei quindicenni svedesi non ha raggiunto un livello base di comprensione della lettura. 

Per questo il Governo è tornato a investire in modo ingente sulla reintroduzione dei libri di testo cartacei e romanzi nelle scuole, rafforzando l’educazione tradizionale. La nuova strategia svedese non prevede però l’abbandono totale della tecnologia. L’obiettivo è creare un modello educativo ibrido, in cui strumenti digitali e metodi tradizionali convivono in modo equilibrato. 

Un equilibrio possibile

Anche in Italia, intanto, qualcosa si muove in questa direzione. A Brescia, in un istituto salesiano, hanno scelto una via di mezzo molto concreta: tablet per i libri di testo di tutte le materie, ma quaderni e album per scrittura, disegno, arte, manualità. Perché, come affermato dal direttore, “si parla spesso di nativi digitali, ma sono nativi digitali senza antivirus, e insegnare loro come usare questi strumenti è altrettanto importante che lasciarglieli usare”.

Per chi insegna, forse la domanda da farsi ogni giorno è più piccola e più pratica: conviene la velocità del digitale o il tempo più lento della carta? Non c’è una risposta valida per tutte le ore di lezione. C’è solo la possibilità, ogni tanto, di scegliere il foglio anche quando costa qualche minuto in più.

Approfondiremo queste tematiche al prossimo evento che puoi scoprire cliccando qui.