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L’umano sentire dello studente nell’era dell’Intelligenza artificiale

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Che cosa significa davvero apprendere per un essere umano?

Si tratta di una domanda che forse non ci siamo mai posti, considerando che per lungo tempo l’apprendimento è stato concepito come trasmissione di contenuti e acquisizione di competenze. Ora, però, con l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale a scuola, è necessario ed inevitabile trovare risposta a questo quesito.

Questo perché l’IA introduce strumenti capaci di fornire risposte, testi e soluzioni in modo immediato ed efficiente, mettendo in discussione non soltanto la questione metodologica e tecnica dell’insegnamento, bensì il cuore stesso della relazione educativa.

L’apprendimento passa anche, e soprattutto, per le relazioni

Le neuroscienze, in tal senso, ci offrono un punto di partenza chiaro, mostrandoci che non siamo fatti per imparare in solitudine. Infatti, i processi di comprensione e di interiorizzazione delle nozioni non dipendono unicamente dalla ricezione di informazioni, ma dall’attivazione di meccanismi cerebrali profondamente legati all’interazione sociale. Osservare gli altri, confrontarsi con i loro punti di vista e riconoscersi in ciò che fanno, stimola i neuroni specchio rendendo l’esperienza cognitiva più significativa che, di conseguenza, aumenta il livello di attenzione e motivazione.

Sentirsi visti, riconosciuti e accolti non è un semplice fattore emotivo accessorio, ma una condizione biologica fondamentale che invia segnali di sicurezza al cervello, il quale riduce le risposte di stress e rende possibile esporsi all’errore senza paura.

Rispondere a un meccanismo evolutivo attraverso l’IA

Un aspetto che diventa ancor più rilevante se si considera quanto sia impegnativo apprendere: collegare concetti, interiorizzare nuovi contenuti, tollerare la frustrazione quando si incontrano difficoltà di comprensione e mantenere alta la concentrazione richiede un significativo investimento di energia cognitiva ed emotiva.

Il nostro cervello, per sua natura, tende a proteggersi dagli sforzi mentali intensi perché è programmato per ottimizzare le risorse energetiche. Questo principio, noto come efficienza neurale, si manifesta nella propensione a cercare scorciatoie mentali, guidata da un meccanismo evolutivo regolato dai circuiti della ricompensa, le quali premiano soluzioni rapide e meno faticose.

Per tale motivo le nuove tecnologie, e in particolare l’intelligenza Artificiale generativa, risultano essere così attrattive: perché promettono velocità, semplificazione e risposte immediate, offrendo una scorciatoia che alleggerisce il carico mentale.

Il nodo educativo, quindi, non risiede nell’uso dell’IA in sé, ma nel rischio che essa finisca per sostituire i processi di costruzione del significato. Quando lo strumento prende il posto dello sforzo necessario per comprendere, l’esperienza dell’apprendimento si impoverisce, anche se il risultato finale appare corretto o formalmente adeguato, perché viene meno il percorso che rende il sapere interiorizzato.

Apprendiamo col corpo, non solo con la mente

A ciò si aggiunge un elemento spesso sottovalutato: i processi cognitivi non sono separabili dalla dimensione corporea, dal momento che il corpo, la voce, il respiro, il battito cardiaco e la postura partecipano attivamente alla costruzione del sapere, influenzando attenzione, memoria e disponibilità all’acquisizione di nuove conoscenze.

Una prospettiva in cui lo sguardo svolge un ruolo fondamentale, poiché rappresenta un potente segnale neurofisiologico di presenza e riconoscimento. Quando manca, il cervello registra un’assenza che può tradursi in chiusura, disimpegno e sofferenza, un fattore che vale a tutte le età.

Non sorprende, quindi, che la solitudine è una delle emozioni dominanti del nostro tempo, nonostante l’iperconnessione che stiamo vivendo, che non significa presenza reale, anzi, spesso è solo un tentativo di colmare vuoti generati da una carenza di attenzione.

Intelligenza artificiale: cooperazione didattica o sostituzione mentale?

La scuola osserva quotidianamente gli effetti di tale dinamica, i quali si manifestano spesso nel calo della motivazione, nella difficoltà di coinvolgimento e in una crescente fragilità emotiva. 

Per rispondere a queste sfide, la didattica cooperativa assume un ruolo centrale che va oltre una semplice scelta metodologica perché non si tratta soltanto di far lavorare gli studenti in gruppo, bensì di costruire ambienti nei quali i ragazzi imparano attraverso un’interazione autentica, condividendo attenzione e responsabilità.

È all’interno di questi contesti che l’Intelligenza Artificiale ricopre una funzione educativa in cui supporta l’apprendimento senza sostituirsi allo sforzo cognitivo ed emotivo dello studente. Il suo uso, quindi, non si limita ad accelerare o semplificare le attività, bensì si configura come uno strumento capace di chiarire dubbi, suggerire percorsi e stimolare nuove idee, senza eliminare l’impegno necessario per comprendere e interiorizzare nuove competenze.

La vera alternativa, quindi, non è tra umano e artificiale, ma tra sostituzione e cooperazione, tra assenza e relazione

Approfondiremo queste tematiche al prossimo evento che puoi scoprire cliccando qui.